TI AUGURO TEMPO di Elli Michler "Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri. ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull'orologio. Ti auguro tempo per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita."
In questo video presentiamo e descriviamo qualche esempio d'utilizzo di alcune scatoline e decorazioni che abbiamo creato per la festa di Halloween.
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L'equazione di Dirac è l'equazione d'onda (espressione matematica che descrive la propagazione delle onde nel tempo e nello spazio) che descrive in modo relativisticamenteinvariante il moto dei fermioni e dà anche una soluzione al fenomeno dell'entanglement quantistico.
In rete gira una storiella “tanto romantica” in relazione all’Equazione di Dirac, peccato non venga mai pubblicata per intero... eccola qui di seguito e, per quanto anch’essa poco precisa in confronto a come stanno realmente le cose, di sicuro si avvicina molto di più a ciò che realmente si intende quando si parla di “Equazione di Dirac” (nota in rete anche come: l’”Equazione della bellezza di Dirac”).
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...Al termine della cena lei gli disse: “Dimmi qualcosa di bello!”. Lui le rispose scrivendo su un fazzoletto: “(∂ + m) ψ = 0”. La luce delle candele che lei aveva messo sul tavolo illuminava fiocamente l’equazione. Lei si avvicinò confusa e chiese: “Cos’è questa roba?” Lui le sorrise compiaciuto: “È la formula dell’entanglement, del groviglio quantistico! Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano un unico sistema… proprio come noi”. Lei ricambiò il sorriso, arrossendo. Si alzò e prese una prolunga della corrente da un mobile. Gli si avvicinò mormorando suadente nell’orecchio: “Chiudi gli occhi”. Lui guardò il cavo e ubbidì, con un sorriso ebete sul volto, “Hai gusti… particolari?”, chiese. Per tutta rispota lei gli avvolse velocemente la prolunga intorno al collo dicendo: “Disaggrovigliati da questo!” Il ragazzo provò a liberarsi ma senza successo. La prolunga era sfilacciata e miriadi di fili appuntiti di rame gli si infilavano nella carne come tanti spilli. Ogni tentativo lo avvolgeva sempre di più al filo elettrico. La ragazza terminò di legarlo e disse: “Primo: L’equazione è tutta sbagliata. Ci va un meno davanti alla massa, la quantità immaginaria davanti alla derivata e la derivata è tagliata: (i∂̸- m) ψ = 0”. Prese un mestolo di legno e lo colpì in testa “Secondo: è quel taglietto sulla derivata a fare tutta la differenza. Quella non è UNA equazione ma un sistema di QUATTRO equazioni. È lì il genio di Dirac: cercando di mettere insieme meccanica quantistica con la relatività di Einstein si accorse che non era possibile scrivere un’equazione di particelle cariche con spin (per cui servono due equazioni), come ad esempio l’elettrone, senza avere anche due soluzioni ad energia negativa. Originariamente si pensò ad un mare di particelle, detto appunto mare di Dirac, ma poi ci si rese conto che le altre due equazioni rappresentavano, il positrone, l’antiparticella dell’elettrone.” “Il mare di Dirac?” riuscì a mormorare lui, “non era in una puntata di Evangelion?” Altra mestolata, ancora più forte. “Terzo: l’ entanglement quantistico ha senso per i sistemi microscopici. Se una particella a carica nulla decade producendo due particelle di carica opposta ciascuna delle due particelle non ha carica determinata sino a che qualcuno non la misura”. “Come quando io non so se fuori piove o no?”, chiese lui. “No!” Colpo sulla fronte. “La pioggia è un sistema macroscopico. Fuori o piove o NON piove. Sei tu che sei ignorante di quello che succede all’esterno. In un sistema microscopico la carica di ciascuna particella è sia positiva che negativa. Quando fai la misura e trovi ad esempio una particella con carica negativa allora puoi star sicuro che l’altra particella, si trovasse anche all’altro capo della galassia, assumerà istantaneamente carica positiva” Il sangue iniziava a colare sul volto di lui, ma la foga della ragazza, per quanto eccessiva gli piaceva. “Istantaneamente, vuoi dire più veloce della luce?”, rispose preparandosi all’ennesima botta. Stranamente non giunse nulla: “Esatto. Einstein evidenziò questo paradosso come limite della meccanica quantistica, ma poi alla lunga si convinse che era così che il mondo microscopico funziona. Anche perché in ogni caso non è possibile trasmettere informazione o comunicare in questo modo. Sono stati fatti vari esperimenti che confermano questo fenomeno”. “Allora è vero che tutti gli esseri dell’universo sono collegati tra loro. Come la Forza in Guerre Stellari” Lei riprese a colpirlo ripetutamente con il mestolo, sempre più forte. Ogni parola un colpo “Quale. Parte. Di. ‘Non. È. Possibile. Comunicare’. Non ti è chiara?” il mestolo si ruppe lasciando il volto del ragazzo insanguinato “Basta con queste scemenze new age, oltretutto da quando Lucas ci ha messo i Midicosi nelle nuova trilogia ha distrutto anche la poesia ed il fascino della Forza”. “Ma tu come fai a sapere tutte queste cose?” chiese il ragazzo. Lentamente si stava districando dal cavo elettrico. Già pensava al dopo pregustandolo. “Ho studiato questa roba sui libri, non su facebook, ho un dottorato in fisica” Uno sguardo scettico si fece strada sul volto di lui: “Ma come è possibile, una ragazza così carina come….” Non finì la frase. La ragazza infilò la spina nella presa.
🙏🏻 GRAZIE zio per tutto ciò di che mi hai insegnato!!! 🙏🏻
Quando si è determinati, l'impossibile non esiste:
allora si possono muovere cielo e terra.
Yamamoto Jōchō - Tsunetomo -(1659 – 1721)
“Il buddismo Zen e il Kung Fu nacquero contemporaneamente, come due facce di una stessa medaglia, come due modi per raggiungere lo stesso scopo: la pace interiore."
Kung Fu Shaolin
. I monaci Shaolin basano la loro vita sull’equilibrio, la forza, la resistenza e l’auto difesa e riescono a sopportare incredibili quantità di dolore nella più completa naturalezza, senza far trasparire nulla.
Ecco la storia:
Shaolin Si, il Monastero della Giovane Foresta, venne fondato nel 477 dopo Cristo come centro per i monaci indiani che prestavano aiuto agli studiosi cinesi per la traduzione dal sanscrito dei testi sacri del buddismo appena propagatosi nell’Impero di Mezzo.
Tra questi c’era un principe indiano di nome Bodhidarma, meglio noto in Cina e in Giappone come Da Mo o Daruma, fondatore della setta Zen. Da Mo arrivò a Shaolin nell’anno 520 dopo che ebbe attraversato il Fiume Giallo, “cosi parla la leggenda”, su una frasca di bambù. Per guadagnarsi dei meriti, Da Mo andò andò a stare in una caverna isolata sulla vetta della montagna alle spalle di Shaolin e li trascorse nove anni, seduto, immobile, in meditazione dinanzi a una grande pietra, fino a che su di essa rimase impressa la sua figura. Fu per compensare l’immobilità della meditazione che Da Mo e dopo di lui i suoi discepoli, tra cui il suo prediletto che una volta si mozzò un braccio pur di attirare l’attenzione del Maestro. Insieme, di seguito, svilupparono una serie di esercizi intesi a rilassare i muscoli. A quel tempo Shaolin era circondato da una grande e maestosa foresta; fu così che studiando i movimenti degli animali selvatici i monaci diedero vita alla loro specialissima forma di “ginnastica”. I monaci osservarono come le diverse specie di animali combattevano, come attaccavano, come si difendevano e di ciascuno di essi cercarono di individuare il punto di forza: lo strisciare dei serpente, il saltare della scimmia, il balzare della tigre, il danzare della mantide. I monaci vivevano isolati ed erano spesso vittime di ladri e banditi, i loro esercizi si svilupparono presto in autodifesa, e Shaolin divenne uno specialissimo monastero dove le lunghe ore di immobile e silenziosa meditazione venivano intercalate da altrettanto lunghe ore di violenti e rumorosi esercizi in cui vecchi e giovani monaci si cimentavano, imitando le gesta degli animali.
La domanda è stata posta da un team di psicologi a un gruppo di bambini dai quattro agli otto anni. Le risposte ottenute sono state più ampie e profonde di quanto si fosse potuto immaginare.
Ecco le risposte di alcuni bambini:
“Mia nonna da quando ha l’artrite, non riesce più a chinarsi e mettere lo smalto sulle unghie dei piedi. Così mio nonno lo fa per lei, anche se soffre di artrosi alle mani. Questo è amare”. - Rebecca, 8 anni
“Quando qualcuno ti ama, il modo in cui dice il tuo nome è differente. E’ sufficiente sapere che il tuo nome è al sicuro nella sua bocca”. - Billy, 4 anni
“Amore è quando una ragazza si mette il profumo e un ragazzo si mette il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi”. - Karl, 5 anni
“Amare è quando si va a mangiare fuori e si dà a qualcuno la maggior parte delle tue patatine fritte senza volere che l’altro le dia a te”. – Chrissy, 6 anni
“Amare è ciò che ti fa sorridere quando sei stanco”. - Terri, 4 anni
“Amare è quando la mia mamma fa il caffè per il mio papà, prende un sorso prima di darlo a lui, per assicurarsi che sia buono”. – Danny, 7 anni
“Amare è quando baci tutto il tempo. Poi, quando ci si stanca di baciare, si vuole ancora stare insieme e parlare di più. Mia mamma e papà sono così”. – Emily, 8 anni
“Se vuoi imparare ad amare meglio, si dovrebbe iniziare con un amico che ti odia”. – Nikka, 6 anni
“Amare è quando dici a un bambino che ti piace la sua camicia, poi lui la indossa tutti i giorni”. – Noelle, 7 anni
“Amare è come un vecchio e una vecchia che sono ancora amici anche dopo che si conoscono così bene”. - Tommy, 6 anni
“Durante il mio recital pianistico, ero su un palco e avevo paura. Ho guardato tutte le persone che mi osservavano, ho visto il mio papà agitare la mano e sorridere. E’ stato l’unico a farlo. Non ho avuto più paura”. – Cindy, 8 anni
“La mia mamma mi ama più di chiunque altro. Non si vede nessuno solo lei mi dà il bacio della buonanotte”. – Chiara, 6 anni
“Amare è quando mamma dà a papà il miglior pezzo di pollo”. – Elaine, 5 anni
“Amare è quando mamma vede papà puzzolente e sudato e dice ancora che è più bello di Robert Redford”. - Chris, 7 anni
“Amare è quando il mio cane mi lecca la faccia anche dopo che l’ho lasciato solo tutto il giorno”. – Mary Ann, 4 anni
“So che mia sorella più grande mi ama perché mi dà tutti i suoi vecchi vestiti e deve uscire e comprarne di nuovi”. – Lauren, 4 anni
“Non dovresti dire’ ti amo ‘ se non è vero. Ma se vuoi dirlo, lo dovresti dire tante volte. La gente dimentica”. – Jessica, 8 anni
Il vincitore è stato un bambino di quattro anni.
Il suo vicino di casa, un signore anziano, da poco aveva perso la moglie. Il bambino vedendolo piangere andò nel suo giardino e si sedette sulle sue ginocchia.
La madre quando gli chiese che cosa aveva detto al vicino di casa, il bambino disse: “Niente, l’ho solo aiutato a piangere”.
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<"I... I hardly know sir, just at present... at least I know who I was when I got up this morning, but I think I must have been changed several times since then.">...